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08/07/2015, 01:40

diritti ddl legge91 idem fedeli sport donne



Assist-lo-chiede-da-15-anni:-presentato-in-Senato-un-disegno-di-legge-che,-se-approvato,-imporrà-alle-Federazioni-di-non-discriminare-uomini-e-donne-in-tema-di-accesso-al-professionismo-sportivo


 Il cammino è stato lungo e di certo non è ancora terminato, ma è un grande giorno quello in cui viene presentato dalla vicepresidente del Senato Valeria Fedeli, dalla senatrice Josefa Idem e dal senatore Raffaele Ranucci il ddl che intende modificare



Il cammino è stato lungo e di certo non è ancora terminato, ma è un grande giorno quello in cui viene presentato dalla vicepresidente del Senato Valeria Fedeli, dalla senatrice Josefa Idem e dal senatore Raffaele Ranucci il ddl che intende modificare la - più che famosa, famigerata - legge 91/1981. 
Il provvedimento che il ddl vuole cambiare è quello contro il quale Assist combatte da anni: quella legge, in sostanza, che ancora oggi permette che gli sportivi professionisti, in Italia, siano esclusivamente uomini e che le donne, anche le più titolate e famose, anche quelle che coprono di medaglie il nostro Paese a ogni Mondiale e a ogni Olimpiade, siano costrette a restare sempre e comunque dilettanti, per legge dello Stato. 

Il ddl, una volta approvato, introdurrà il divieto di discriminazione di genere da parte delle Federazioni sportive nazionali, in materia di qualificazione del professionismo sportivo. 
"La legge 91 - spiega la vicepresidente del Senato Valeria Fedeli - va modificata perché ai sensi di quelle norme nessuna disciplina sportiva femminile è qualificata come professionistica, e questo è causa del permanere, nel nostro Paese, di rilevanti differenze di genere in ambito sportivo: la mancata qualificazione delle discipline sportive femminili come professionismo, infatti, determina pesanti ricadute in termini di assenza di tutele sanitarie, assicurative, previdenziali, nonché di trattamenti salariali adeguati all’effettiva attività svolta".  

Il ddl è stato firmato da Senatrici e Senatori di diversi partiti. "Un’iniziativa indispensabile - aggiunge Valeria Fedeli - per introdurre un cambiamento nel nostro Paese e aggiornare le norme sportive coerentemente con i principi costituzionali, nonché con il più avanzato diritto europeo e internazionale, in materia di pari opportunità tra donne e uomini. Un rinnovamento che la politica ha il dovere di perseguire anche per avviare un ampio percorso di valorizzazione culturale, sociale ed economica di tutto lo sport femminile in Italia". 

"Sostengo da sempre che siamo precarie invisibili e l’ho denunciato sia come atleta che con le associazioni che si sono occupate di questo" commenta la senatrice Josefa Idem. "Ma oltre questa precarietà, ancora più assurdo e inaccettabile è il divieto di accesso a una legge dello Stato. Nessuna giustificazione può esserci a un impedimento anticostituzionale e umiliante per qualunque cittadina e cittadino. Ecco perché ho voluto firmare questo DDL con Valeria Fedeli. Sarà una dura battaglia, ma, se verrà approvato, potremo dire di avere tracciato la strada"
06/07/2015, 21:22

calcio donne diritti mondiali usa



Mondiale-di-calcio-femminile-agli-USA:-chiediamoci-perchè


 Un movimento che coinvolge un’intera nazione



Il mondiale l’hanno vinto le americane. Ma il calcio - o sarebbe a questo punto meglio dire il soccer - non era uno sport "europeo"?

Per cominciare a capire come si vince, un Mondiale (il terzo per la nazionale a stelle e strisce, successi ai quali vanno aggiunti quattro ori olimpici), basta dare un rapido sguardo ai numeri: tra i giovanissimi americani (12-17 anni, ragazzi e ragazze) la passione per il soccer ha raggiunto quella per il baseball (18%); le tesserate sono oltre 18 milioni, mentre in Germania sono 1,2 milioni e  in Italia siamo intorno alle 20 mila.

La notizia del trionfo della squadra di Jill Ellis (toh, anche l’allenatrice è una donna) oggi è in prima pagina su tutti i media americani, al pari del referendum in Grecia. Sulle tribune dello stadio della finale, naturalmente stracolmo di pubblico, c’era il vicepresidente Joe Biden, e il presidente Obama e la first lady non hanno fatto mancare il loro appoggio via Twitter. Con il  loro hashtag #shebelieves le calciatrici statunitensi sono state supportate sui social network da milioni di fans, fra i quali personaggi tv, sportivi, rockstar e celebrities di ogni tipo.

L’Italia? Ai mondiali canadesi non c’era, a causa di una qualificazione mancata per un soffio. Ah, ma in Italia le giocatrici sono considerate (come tutte le atlete) dilettanti, e, anche ai massimi livelli, sono pagate poco o niente. Quanto alla copertura mediatica e agli investimenti poi... Nell’ultima finale di Coppa Italia le calciatrici hanno dovuto tracciare da sole le righe del campo e ancora si attende che al vertice del calcio femminile nostrano sia nominato il sostituto di Belloli, quello stanco di dare soldi a queste quattro lesbiche...
05/07/2015, 13:14

campionesse diritti news



Pellegrini-stellare:-1’-55"-nei-200-stile-libero


 Agli Open di Francia il suo quinto tempo di sempre



Un tempo che forse ha stupito anche lei: la sua quinta prestazione assoluta sui 200 stile libero, preceduta solo da quattro record mondiali, tra i quali quelli che le misero al collo gli ori mondiale di Roma 2009 e olimpico di Pechino 2008.

Federica Pellegrini ieri ha lasciato a bocca aperta mezzo mondo quando ha toccato la piastra agli Open di Francia di Vichy e ha fatto segnare sul tabellone quell’ 1’ 55" netto che racconta di una forma strepitosa.

Il suo miglior crono con il costume in tessuto, arrivato in un periodo - è lei stessa a raccontarlo su Instagram - "di carico pazzesco" e al termine di "un viaggio di 9 ore tra aerei e autobus".

Settimane, mesi, in cui allenamenti e pressione sono, appunto, "pazzeschi". Perchè sono alle porte i Mondiali. Una di quelle occasioni in cui tutti, ma proprio tutti, si aspettano da Federica Pellegrini l’ennesima meraviglia. E alcuni di quei tutti forse dimenticano che la preparazione di un Mondiale è fatta di levatacce, sessioni di allenamento massacranti, disciplina e rigore, un giorno dopo l’altro. Ritmi da professionisti, anzi da iper-professionisti.
Ma che Paese è allora, quello per il quale un’atleta così resta una dilettante?






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