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La fatica non è mai sprecata.
Soffri, ma sogni.

Pietro Mennea
06/06/2017, 00:06

navratilova, court, omofobia, australian open, razzismo, gay, lesbiche



Assist-con-Martina:-Court-razzista-e-omofoba,-si-cambi-nome-allo-stadio-degli-Australian-Open


 La lettera di Martina Navratilova in italiano e in versione integrale



Per avere uno stadio con il proprio nome non bastano i titoli, conta anche chi si è come esseri umani. Questo sostiene Martina Navratilova, in una lettera aperta con la quale chiede che sia cambiato nome allo stadio di Melbourne. Uno dei campi dove si giocano gli Australian Open è stato finora dedicato a Margaret Court, più volte protagonista di dichiarazioni inaccettabili, razziste e omofobe. Per questo, sostiene la campionessa americana, Court non dovrebbe certo essere "celebrata".

Assist concorda con Navratilova, invita il CONI ad appoggiare a sua volta tale richiesta e condanna il messaggio anacronistico e violento che si concretizza nelle reiterate dichiarazioni di Margaret Court. L’odio e il pregiudizio non dovrebbero appartenere allo sport, tanto meno al bagaglio di una campionessa che ha fatto la storia.  Intitolare uno stadio è un fatto concreto, un simbolo per l’intera comunità sportiva, e deve essere destinato a chi condivide completamente i valori sacri dello sport, fra i quali l’uguaglianza. Non molto tempo fa, l’Italia ha dato il buon esempio costringendo alla ritirata un alto dirigente sportivo che aveva offeso le calciatrici italiane definendole "quattro lesbiche". Per una volta, si potrebbe imparare da noi.

A seguire la lettera aperta di Martina, da noi tradotta e pubblicata integralmente.


Cara Margaret Court Arena, 

i luoghi dello sport sono intitolati ad atleti, così comealtri luoghi ad altre personalità, per una ragione. La ragione è la loro interaopera. In altre parole, non è solo per ciò che quella persona ha fatto sulcampo, nella politica, nell’arte o nella scienza, ma ad esempio anche per chi ècome essere umano. Quando tu sei stata intitolata a Margaret Court, sembrava lacosa giusta da fare. Dopotutto, Rod Laver aveva già il grande stadio e Court èuna delle grandi di tutti i tempi. 

Ho perdonato da molto tempo Court per i suoicommenti acchiappatitoli nel 1990, quando disse di me che ero un cattivomodello poiché lesbica. Quello che finora non conoscevo erano le dichiarazionisfacciatamente razziste rilasciate negli anni ’70 riguardo all’apartheid inSudafrica. Dicevano che il Sudafrica aveva gestito la "situazione" (intendendole persone di colore) molto meglio che ogni altro Paese del mondo, inparticolare gli Stati Uniti: cosa voleva dire esattamente con questo?Veniamo ai nostri giorni e all’annuncio di Court del suoboicottaggio della Qantas, a causa del supporto del suo amministratore delegato(Alan Joyce ndr) al matrimonio egualitario, che in sostanza significa supportoalla comunità LGBT in generale. Questo è già abbastanza grave. Ora raddoppiacon le sue ridicole dichiarazioni riguardo donne più grandi che adescherebberoragazze nel circuito, alle feste, per "convertirle" in lesbiche. Buon per leiche non abbia fatto nomi, perché sono sicura che sarebbe stata accusata didiffamazione.  

Ora è abbastanza chiaro chi sia Court: una straordinariagiocatrice di tennis, una razzista e un’omofoba. Il suo vetriolo non è soltantoun’opinione. Sta tentando attivamente di impedire alle persone LGBT di ottenereuguali diritti (nota per Court: siamo esseri umani, anche noi). Stademonizzando ragazzi e adulti trans ovunque. Court ha sostenuto che l’omosessualità fosse un’ "empialussuria della carne" e che le l’orientamento omosessuale nei giovani fosse"opera del diavolo".

E ora, associando le persone LGBT a nazisti, comunisti, ildiavolo? Questo non va bene. Questo è in effetti malato e pericoloso. I ragazzisoffriranno di più per i suoi continui colpi e le sue continue stigmatizzazionedella nostra comunità LGBT.Quanto sangue sarà sulle mani di Margaret per i ragazzi checontinueranno a essere picchiati per il fatto di essere differenti. Questo nonva bene. Troppi di suicideranno per il suo genere di intolleranza, di disprezzo,e sì, di bullismo. Questo non va bene.

Celebriamo la libertà di parola, ma questo non significa chesia priva di conseguenze - non punizioni, ma conseguenze. Non dovremmo celebrare questo genere di comportamento,questo genere di filosofia. Il palco che gente come Margaret Court usa, deveessere reso più basso, non più alto.Questa è la ragione per cui credo sia tempo di cambiare iltuo nome. E penso che Evonne Goolagong Arena suoni molto bene.
Ora c’è una persona che tuttipossiamo celebrare. A ogni livello. 

Tua, 

MartinaNavratilova


03/10/2016, 20:57



Domani-a-Bergamo-Assist-a-"Lo-sport-come-professione"


 



Domani 4 ottobre a Bergamo, Assist, nella persona della sua presidente Luisa Rizzitelli, parteciperà al Convegno "Lo sport come professione: scelta di vita possibile per le donne?".
Una domanda interessante, e dalla risposta non scontata, che si pongono Atalanta B.C., Consiglio delle Donne del Comune di Bergamo, Panathlon International Club di Bergamo, UISP e Ares Redona, che insieme hanno organizzato l’appuntamento nella città orobica. 
18/07/2016, 20:33

basket



Il-basket-azzurro...-è-rosa


 Nello spazio di pochi giorni under 17, under 20 e nazionale sorde a medaglia



In un altro Paese le loro finali (e ci limitiamo solo alle finali) sarebbero state trasmesse in diretta dalla tv pubblica. In Italia, soltanto gli appassionati di basket si sono accorti che, nel giro di due settimane, le nazionali azzurre femminili u17 e u20 hanno conquistato rispettivamente l’argento mondiale e l’argento europeo.
Con loro, con queste ragazze giovanissime dotate di classe e cuore da vendere, che da noi non sono neppure professioniste, pur vivendo a tutti gli effetti lo sport come tali, il nostro basket è tornato sul tetto del mondo, in un momento oggettivamente piuttosto difficile per il corrispondente movimento maschile, compresa la nazionale maggiore delle star NBA.

Sara Madera, Valeria Trucco e le altre giovanissime dell’under 17 hanno battuto le campionesse di quattro continenti (Canada, Repubblica Ceca, Mali e Cina) prima di arrendersi in finale all’Australia. Insomma una squadra "squadra", con cinque top scorer diverse in sette incontri, che ha centrato così il miglior risultato del basket femminile italiano in un mondiale, rappresentativa seniores inclusa. 

Resterà negli occhi dei pochi che sono riusciti a vederla (grazie a internet) l’immagine di Cecilia "Zanda" Zandalasini che scuote la canotta azzurra a mo’ di bandiera, dopo l’ennesimo canestro segnato nell’Europeo under 20. Sì, siamo azzurre, siamo una squadra e onoreremo questi colori fino all’ultimo, sembrava dire la grinta dell’ala della Famila Schio agli spettatori di Saragozza che in finale sostenevano il team locale. Arma segreta di questo gruppo di lottatrici, l’unità, l’alchimia, l’essere squadra. E l’argento europeo non è una sconfitta, ma la grande, grande vittoria di un’Italia che si è trovata a rimontare, faticare, guadagnare ogni punto, anche senza la sua capitana Marzia Tagliamento, esclusa da un infortunio. Hanno dato tutto Francesca Pan, Ilenia Cordola, Lucrezia Costa, Martina Kacerik e le altre, così come Cecilia Zandalasini, talento cristallino e personalità straripante, eletta a furor di popolo miglior giocatrice del torneo. 

Fra under 17 e under 20, uno spazio di gloria se l’è ricavato anche la nazionale sorde, squadra nata a Pesaro nel 2011 con giocatrici provenienti, tra mille sacrifici, da tutta Italia. Per loro a Salonicco l’Europeo è stato di un bronzo che però ha il colore dell’oro. Un sogno che non sarebbe stato possibile senza il sostegno di tante persone, udenti e sorde, e senza internet, gli sms, un flusso continuo di comunicazione che è riuscito a riunire la passione e le energie di giocatrici di città lontanissime fra loro. 

Il basket femminile azzurro guarda quindi al futuro con ottimismo, sulle spalle di ragazze che hanno dimostrato di che pasta sono fatte. Molte di loro sono pronte per la nazionale maggiore, e chissà che a breve non si possa tornare a sognare le Olimpiadi. Resta l’amarezza che il futuro di queste giocatrici non sarà da professioniste dello sport, come meriterebbero. Contro questa ingiustizia Assist continua a battersi in tutte le sedi, perché i diritti siano riconosciuti anche a chi fa dello sport la sua vita e il suo lavoro.


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Assist con Martina: Court razzista e omofoba, si cambi nome allo stadio degli Australian Open

06/06/2017, 00:06

Assist-con-Martina:-Court-razzista-e-omofoba,-si-cambi-nome-allo-stadio-degli-Australian-Open

La lettera di Martina Navratilova in italiano e in versione integrale

Domani a Bergamo Assist a "Lo sport come professione"

03/10/2016, 20:57

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Il basket azzurro... è rosa

18/07/2016, 20:33

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Nello spazio di pochi giorni under 17, under 20 e nazionale sorde a medaglia

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